Purtroppo, tra le tante storie vittime di violenza c’è anche quella che ha coinvolto Lindsay Armstrong, una ragazza di soli 17 anni che ha deciso di porre fine alla sua vita, suicidandosi.

Lindsay è stata violentata da un 14 enne vicino casa sua a New Cumnock, nell’Ayrshire, nel settembre 2001.

Durante il processo fu umiliata, costretta a mostrare tre volte ai giurati, che cercavano di sorprenderla in errore, gli slip che indossava il giorno in cui aveva subito violenza e di leggere la scritta riportata sopra: “Little Devil”, “diavoletto”. 

Due settimane dopo, sua madre Linda l’ha trovata morta, sdraiata sul suo letto: si era suicidata.

Solo 17 anni più tardi, un uomo di 27 anni viene accusato di aver molestato una ragazza di 17 anni a Cork. Il 6 novembre del 2018, il ragazzo viene assolto, sostenendo quest’ultimo, che il rapporto sessuale fosse consenziente.

Durante il processo è sorto un aspetto inquietante che ha sconvolto le giovani donne irlandesi e non solo. La difesa ha sostenuto che la giovane avrebbe persuaso l’uomo, perché quel giorno indossava un tanga di pizzo e il caso in questione ha suscitato polemiche rimbalzate in diverse parti del mondo.

La deputata Ruth Coppinger, per denunciare questa “consuetudine di incolpare le vittime di molestie sessuali”, ha mostrato in Parlamento, un tanga blu di pizzo. La forte azione della Coppinger è stata compiuta per sensibilizzare il caso e per mettere in luce l’imbarazzo della vittima, nel veder esposta la propria biancheria intima dinanzi al tribunale.

L’indignazione per l’accaduto ha creato un movimento sia reale, che virtuale, che gravita attorno all’hastag “#thisisnotconsent”.

Rimane assurdo dover reputare scandaloso un perizoma di pizzo e molto più grave è dover supporre che la forma di un indumento possa giustificare in qualche modo un uomo violento e malato, alimentando falsi pregiudizi a discapito di giovani donne.

Vedete come era vestita, indossava un tanga di pizzo”.

Questa è una frase utilizzata dall’avvocato (donna) difensore. Pesa come un macigno e spazza via anni di vera lotta femminista per l’acquisizione di una libertà e di riconoscimento dell’essere donna.

Una donna che, pur di riuscire nel suo lavoro, ha bastonato il suo stesso genere. È questo che deve far riflettere. Abbiamo davvero creato un mondo in cui esiste la parità e il rispetto di genere?

Perché ai figli è più facile insegnare le convenzioni che non il rispetto delle diversità, in questo caso di genere?

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